AVANGUARDIA ROMAGNOLA
Architetture balneari del XX secolo


 

Hotel Moderno

di Giovanna Mulazzani

 

 

Lo scenario balnear-romagnolo in cui si muovono i protagonisti dell’eterno gioco estivo, è un amalgama di elementi effimeri, gesti esuberanti che inneggiano calde tonalità esotiche unite ad atteggiamenti di sana cordialità paesana.
La costa romagnola, variopinto cosmorama di una Europa che esalta il divertimento e la trasgressione, deve a questi suoi elementi in equilibrio fra di loro, la peculiarità che la contraddistingue fra i luoghi della vacanza.
La luce lampeggiante del “Bar Hawai” tinge di rosso fuoco la protesa facciata della “pensione Amalfi”, mentre l’”Hotel Moderno” sommerge di lusso e ricercatezza la casalinga immagine dell’adiacente “ Pensione Dina”.
Forme allusive di quel clima di mediterraneo vernacolo, di solarità antinord che trovano riscontro in un ambiente di architetture caratterizzate dalla semplicità stereometrica dei volumi, in cui l’unico elemento eccentrico è rappresentato da “ il Balcone”.
La luce viene accolta senza turbamenti chiaroscurali diffondendo una luminosità che, paradossalmente, sembra tendere alla rarefazione di un ambiente intriso di “volgarità”estetica.
A volte, però accade che, sommerso dai bagliori e dall’assemblaggio farraginoso delle luci al neon, lo stile balnear-romagnolo nasconda un dizionario di citazioni colte attinte dalle ”Architetture di pareti bianche, rettangole e quadrate,orizzontali o verticali…” 1 che fu espressione poetica del linguaggio architettonico di alcuni esponenti del razionalismo italiano.
Il sotteso equilibrio fra natura e artificio dell’architettura mediterranea, connubio di serenità e pacatezza “…riposo orizzontale di linee davanti all’orizzontale azzurro delle acque…” 2 qui si trasforma in un paesaggio della finzione in cui l’equilibrio di geometria e forma si decompone in architetture spontanee che solo in alcuni episodi manifestano un riferimento estetico a canoni espressivi moderni.
“…Le Corbusier è pratico per i pilotis cioè per le macchine, Wright è comodo per i forti aggetti che truccano i volumi tecnici, Aalto è utile come suggeritore di un linguaggio più differenziato…” 3 .
E’ accaduto che l’architettura dei maestri moderni, osservata e copiata dai professionisti locali, ha mutato di significato e valore per adeguarsi ai meccanismi della edificazione selvaggia avvenuta sulla costa.
Il significato di un edificio è stato qui trasferito dalla sua “forma al suo contenuto, abbandonando la forma alla deriva, libera di sviluppare i propri significati immanenti” 4 .
Il mutuo equilibrio fra funzione e forma è stato aggredito dall’imperativo categorico del “qui ed ora” voluto dalla edificazione frettolosa e spavalda. L’esperienza spaziale derivata dall’unione di una creazione formale con l’adempimento funzionale di un edificio è stata capovolta, per cui l’unico valore architettonico dell’edificio è la sua asettica fruibilità; il determinismo funzionale della decostruzione linguistica si è rivelato essere il solo elemento trainante dell’architettura della costa.
L’alto grado di libertà nei rapporti tra le parti che la composizione modernista poneva come elemento principe della metodologia progettuale nutriva la pericolosa insidia della facile decomposizione espressiva del linguaggio architettonico.
In mutati contesti, come quello della Riviera Romagnola, l’apparente povertà del codice linguistico ed estetico razionalista fu corrotto sia dalla necessità di costruire, che poneva il nascente mercato della vacanza sia dalla serialità degli elementi architettonici.
L’esperienza artistica che nello stile internazionale non fu soltanto un livellamento delle tecniche e della forma ma soprattutto fu lo strumento e l’immagine di una organizzazione sociale…” 5 qui si adeguò alle regole della nascente economia balneare compromettendone irrimediabilmente qualsiasi velleità e potenzialità estetica.
Il prodotto, quindi, non presuppone un certo grado di cultura per essere interpretato o capito ma chiede unicamente di essere utilizzato. Nessun luogo come la riviera Romagnola aliena la dimensione della contemplazione inducendo unicamente la tensione dell’agire.
La vera autenticità della vita, seppur per un tempo limitato, sembra essere qui riposta unicamente nell’imperativo dell’azione, nel chiedere e autoprodurre occasioni per il divertimento.
In un contesto così particolare l’ambiente fisico si riduce a mero contenitore delle dinamiche del divertimento ammiccando solo sporadicamente ai fasti dell’architettura colta. Sovvertendo le nozioni di razionalità e funzionalità proprie dell’architettura moderna in risparmio economico, si è trasformato “…ciò che era un principio etico in principio di sfruttamento, passando dalla scoperta creativa al Kitsch…” 6 .
Quindi allontanando da sé l’idea di un luogo governato da canoni estetici, la riviera è divenuta “…interessante documento e testimonianza dei sentimenti, delle debolezze, delle deformazioni presenti in una certa epoca …” 7 e come tale comprensibili a tutti. Lo spirito che sottende, plasma e governa l’immagine affermata della riviera ha il carattere dell’immanenza; tutto si produce al suo interno, abbandonando l’idea demiurgica del progetto che interviene a stabilire le regole altre della costruzione dell’ambiente.
Una sorta di partenogenesi creativa ha attivato progressivamente i meccanismi perpetui dell’immagine costiera, sviluppando negli anni quella estetica di massa che nel processo emulativo di assunzione di stilemi piccolo-borghesi, approdò alla neutralizzazione estetica dell’oggetto d’uso e della forma architettonica. Il potere sempre più ampio assunto dai professionisti “intermedi”, figure decisive tra le più impegnate nella costruzione del panorama fisico della riviera, ha affermato definitivamente il “…rapporto esistenziale dell’uomo con l’estetica spicciola…”8 .
Nella richiesta di modelli di autorappresentazione scevri da metafisiche culturali, il popolo vacanziero ha trovato nel pragmatismo della relazione autentica e reale con l’oggetto e l’ambiente la sua massima libertà di espressione e movimento.

 

NOTE

1 E. Peressuti, Architettura mediterranea, in “Quadrante”, n° 21, gennaio 1935.
2 Silvia Danesi, Aporie dell’architettura italiana in periodo fascista-mediterraneità e purismo, in “Il razionalismo e l’architettura in Italia durante il fascismo”, curato da Silvia Danesi e Luciano Patetta, Electa.
3 F. Monti, Aspetti dell’architettura d’oggi nella riviera romagnola, in “Studi Romagnoli” anno 1967.
4 A. Colquhon,Conflitti ideologici del moderno, in “Casabella” n.520-521, gennaio-fabbraio 1986.
5 G. C. Argan, Walter Gropius e la Bauhuaus, Einaudi.
6 Enciclopedia universale Feltrinelli n. 34, Comunicazioni di massa cfr. voce “ Kitsch”.
7 Idem voce “Kitsch”.
8 8. A. Mendini, L’elogio del banale, edizioni Alchimia.

 

IMMAGINE dall'alto verso il basso

- CATTOLICA Hotel Moderno (anni '40)

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