CATHOLICA MILITIAE CHRISTI
(appunti per una storiografia psicogeografica)



di Maurizio Castelvetro
 


A.D. MCMXCVIII
 

In quella tranquilla città che é la mia città, Cattolica, la memoria dei luoghi si é sovente costituita attorno a delle leggende, a dei silenzi inspiegabili, a degli equivoci se non a veri e propri falsi, fino a costruire un vero e proprio misterioso castello (castrum) dei misteri, che sembra diventare tanto più impenetrabile quanto più si tenta di disvelarlo.

      La Cattolica é un passo, e fu già gran loco, e famosa molto, ma inghiottita dalla terra e sommersa d’acqua che occultamente gli era di sotto, hora é niente.

  Flavio Biondo, Sec. XV, cit. in M. Lucia De Nicolò, Conca e Cattolica, Cattolica 1993, p.9.

Già questa testimonianza desunta da una fonte cinquecentesca descrive la città come una sorta di piccola Atlantide dell’Adriatico; altri fatti che descriverò sembrano aprire la porta anche ad associazioni e concatenazioni di nomi, fatti e luoghi dalla natura misteriosamente simbolica.

Già la denominazione stessa della città non é etimologicamente chiara, ed é oggetto di una monumentale truffa storica nelle forme della lapide apocrifa commissionata nel 1636 dal cardinal legato Spada ed apposta sulla facciata della chiesa di S. Apollinare - la più antica chiesa di Cattolica - a ricordo della secessione di 18 vescovi cattolici dal Concilio di Rimini nel 358, che col loro sostare a Cattolica avrebbero dato il nome alla città: ciò secondo quanto riportato negli Annali Ecclesiastici del Cardinal Baronio, Padre della storia ecclesiastica ma anche inventore del "metodo della sordina", procurando come fa d’ingarbugliare i problemi scabrosi invece di risolverli, compiendo - quando non potesse altrimenti - qualche ardito salto mortale.

Né la attribuzione dello storico Adimari ad un evento collegato alla lotta tra Cattolici e Patarini appare maggiormente dimostrabile: unica certezza, costante in ambedue i casi, la presenza dominante di un contesto eretico.
  R. Adimari, Sito Riminese, I , Brescia 1615.

Così pure la fondazione del castrum Catholicae, formalizzata nel 1271, é seguita da un pressoché totale buco di documentazione di oltre 50 anni - fatto insolito per un avvenimento di tale rilevanza - da cui emergono solo sparse notizie, tra cui l’esistenza della concessione fatta dall’arcivescovo ravennate Bonifacio ad un certo frà Tommaso, rettore dell’ospedale della Cattolica, di una casa per l’ "ospedale" stesso , ed una pergamena ravennate del 1286 in cui si nomina un certo Giovanni rettore della Chiesa di S. Maria (la Madonna) e del Beato Vitale di Cattolica , evidentemente più antica di quella dedicata a S. Apollinare, la cui prima menzione risale solo al 1313 (ci si ricordi di questa data!).
 
B.O.P., ms., 33, fasc.II, n.408, 21 marzo 1293, cit. in M. Lucia De Nicolo', La Cattolica del Cinquecento, Urbino 1979, p.133.

B.O.P., ms. 33, fasc. I, n. 3: 13 novembre 1286, cit. in M. Lucia De Nicolo', op. cit., p.47.

Cfr. Fantuzzi, II, p. 378, cit. in M. Lucia De Nicolo', op. cit., p.47.

Allo stesso modo un altro importante monumento cattolichino, la Rocca attribuita ai Malatesta, mostra una ben curiosa storia: indicata dal solito Adimari come eretta dai Malatesta nel 1491, in verità allo storico non ha mai rivelato altri dati temporali a cui fare riferimento se non quella scritta incisa sulla lapide murata su di una sua facciata, memoria della posa della prima pietra in nome del popolo riminese, che riporta una stranissima ed incomprensibile data in pseudo numeri romani, quel

che ha fatto grattare il capo a più d’uno studioso.

  La lettura della cifra romana come numero 1491 é ammissibile solo pensando ad un errore di codifica all'origine: la cifra romana infatti indicherebbe un inverosimile 1000+400+400+91.
Plamimetria delle gallerie nel centro storico di Cattolica (RN) - Rilievo di M. Castelvetro, 1996  

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La medesima Rocca é fonte di un’altra leggenda urbana, che narra di un lunghissimo cunicolo sotterraneo che collegava originariamente la Rocca stessa al castello di Gradara :   A. Riciputi, La storia di Cattolica, Pesaro 1958, p.110
una puntuale ricerca sulle gallerie sotterranee che percorrono il sottosuolo del centro storico di Cattolica non ne ha rivelato la specifica presenza, ma forse spiega da cosa possa essere stata ispirata.La principale galleria nel centro storico di Cattolica (RN) - Rilievo di M. Castelvetro, 1996

Le gallerie, in effetti, sono un capitolo su cui merita soffermarsi con qualche dato.

Partiamo da una di queste, indubbiamente rilevante dal punto di vista architettonico e costruttivo, sotto una casa in pieno centro storico: essa é rivestita interamente in laterizio, costituita da un lungo cunicolo con volta a botte, terminante in un braccio trasversale a formare un T dal cui estremo poi si dirama ulteriormente - con una curva - verso una sala ottagonale con pilastro centrale, di una evidente sofisticazione costruttiva che nega la pura funzionalità.

Pochi anni prima, nel corso di una analoga ricerca, due architetti del vicino castello di Gradara avevano descritto l'esistenza nel loro borgo di una galleria con una grande bianca croce a otto punte (detta anche croce di Malta, perché adottata dall’omonimo Ordine cavalleresco) raffigurata su una volta a vela ed altre figure simboliche presenti sulle altre volte: un geometrico ottagono ed una stella/sole ad otto punte .
  F. Caldari - E. Cucchiarini,Il fenomeno ipogeo tra Marche e Romagna, Tesi di laurea, Facoltaà di Architettura di Firenze, 1991.

Nella numerologia, 8 rappresenta la mèta dell’iniziato.
Agli inizi della ricerca di cui si accennava, mancando qualsiasi documentazione in materia, fu giocoforza rifarsi all’unico testo esistente, in cui alcuni studiosi avevano ipotizzato la matrice bizantina della galleria di Cattolica, parlando di analoghi ipogei nel Lazio ed in Siria .   A. Carile - M.L. De Nicolo', Cattolica Katholikà / Un arsenale dell’Esarcato, Milano 1988.

Impossibilitato ad andare fisicamente in questi luoghi, provai ad avviare una ricerca tramite Internet: non trovai nulla, ma alle parole-chiave "subterranean" ebbi modo di conoscere l’esistenza di un sito dedicato alla Speleologia Urbana, il cui responsabile dell’archivio - contattato telefonicamente - per primo mi parlò di un articolo di una rivista (disperso), che collegava la sala ottagonale ai riti iniziatici dei Templari. Una setta medievale, pensai, se ricordavo bene.

Contemporaneamente, con questa nuova parola-chiave, scoprii in rete una pagina titolata "I Templari a Modena" in cui si parlava del duomo della Ghirlandina, del suo rosone con inserita la croce patente (ovvero la croce templare) , delle sue guglie e della torre campanaria del duomo a sezione ottagonale, di un grande candelabro di bronzo donato dai Cavalieri di Malta, e della complicata storia di un tal Abate "M" (magister) che nel 13° secolo ricostitui' la fortezza di Montefiorino anche realizzando cunicoli sotterranei.
   

Poteva essere una strada, così mi intrigai in biblioteca e su Internet cominciando a compulsare freneticamente testi sul mito e la storia dei Templari, sulla storia locale, sulla storia della Chiesa medioevale.

La storia dei Templari é intimamente legata a quella delle otto crociate (1096-1270) susseguitesi in Terra di Palestina. Quest'ordine, che univa la croce e la spada nelle mani dello stessomiles, sorse dalla necessità di difendere il regno conquistato dai primi Crociati. Nove Cavalieri, tutti francesi, guidati da Hugo di Payns fondano nel 1118 a Gerusalemme l’Ordine monastico-cavalleresco dei "Poveri Cavalieri di Cristo", che adotta le regole monastiche di S. Agostino. Baldovino II, zio di Goffredo di Buglione, divenuto Re di Gerusalemme li sistemo' nell'antico Tempio di Salomone, il Santo Sepolcro, donde il loro nome di "Cavalieri del Tempio di Sion (Gerusalemme)" o Templari. Nel 1128 l'Ordine fu confermato dal Concilio di Troyes, sotto l’ala protettrice ed ispiratrice dell’abate benedettino Bernardo di Clairvaux. Nel 1148 il Papa Eugenio III diede loro le regola di base benedettina e l'abito: manto bianco con croce rossa vermiglia da portarsi sul cuore o sulla spalla.

Compito principale di questi "frati guerrieri" era la lotta ai musulmani nonché l'assistenza e la protezione dei pellegrini, sicché i Templari crearono una fittissima rete di hospitali, luoghi di sosta con annessa chiesa, in tutta l'Europa cristiana: l'Ordine si estendette vertiginosamente arricchendosi grazie a numerose donazioni, ed i papi usarono i cavalieri templari come castellani nello Stato pontificio, anche facendo loro costruire fortezze, tipicamente quadrangolari con bastioni sugli angoli.

  La medesima configurazione preesistente al progetto di completamento della fortificazione di Cattolica , del XVI secolo , opera iniziata e mai terminata (sta in M. Lucia De Nicolò, La Cattolica..., op. cit. ).
Cavaliere templare
Con le loro fortune derivate dalle regole di povertà, gli ex Poveri Cavalieri divennero presto i banchieri dei pellegrini e i finanziatori delle notevoli spese che si dovevano affrontare in Terra Santa.

Nel 1307, il Re di Francia Filippo I il Bello, già scomunicato da Papa Bonifacio VIII, economicamente debitore nei confronti dell'Ordine, architettò l'eliminazione dell'Ordine dei Templari, accusandoli di riti di iniziazione sacrileghi ed atti immorali (tra cui la sodomia, l'adorazione di un idolo - il bafometh - identificabile con la figura di Maometto, ecc.); ne fece arrestare a sorpresa 138, istituendo un processo-farsa che durò sette anni e a cui la Chiesa, malgrado le timide proteste, si sottomise, permettendo la inquisizione e la tortura, fino alla condanna a morte.

Con la bolla Ad Providam del 1312 il Papa Clemente V decideva la soppressione "non con sentenza definitiva, ma con provvedimento apostolico" dell'Ordine, con divieto della sua ricostituzione pena la scomunica. A partire dal 1313 tutti i documenti ad esso riferiti vennero eliminati, mentre i loro beni immobiliari e fondiari furono trasferiti agli Ospitalieri, o Cavalieri di San Giovanni Gerosolimitano (un parallelo Ordine militare-religioso pure esso nato con finalità di assistenza e protezione dei pellegrini diretti in Terra Santa, che assunse il nome di Cavalieri di Rodi ed infine quello di Cavalieri di Malta, tutt’oggi esistente).

Studi "sufficientemente" storici hanno verificato la simbolica ricorrenza nelle chiese e cappelle templari del numero 8 ed il loro orientamento sull’asse nord-sud (legati simbolicamente alla architettura della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme), così come l'utilizzo di geometrie circolari e semicircolari nelle loro chiese principali, mentre é spesso ostentata una croce (latina o patente) all’ingresso delle stesse.

Ciò in curiosa analogia con l'ambiente sotterraneo della galleria di Cattolica sopra indicata: otto é infatti il numero dei lati della sala con pilastro centrale, ma anche il numero totale delle piccole nicchie portacandele ed il numero complessivo - escludendo la sala ottagonale - dei brevi bracci a terminazione semicircolare; a ciò si aggiunga il contrassegno con una croce in mattoni incastonata nella prima volta a vela, nonché l’esatto orientamento rispetto ai punti cardinali della stessa sala ottagonale.

Di certo nella galleria erano provato nei secoli l'utilizzo a cantina, ma, a volere insistere sugli elementi di suggestione, si poteva considerare che 8 (i lati) +1 (il pilastro) erano i cavalieri fondatori dell’Ordine, così come la figura geometrica generatrice della galleria - una volta eliminate tutte le parti seriali - si riduceva ad una TAU greca...

Ma perché pensare ai Templari, o a qualche setta ad essi affine? e perché proprio a Cattolica?

Si é sopra detto ed é storicamente riconosciuto lo stretto legame storico tra i templari ed i cistercensi, oltre che per motivi spirituali anche per motivi logistico-militari; e nella Valle del Conca - di cui Cattolica é lo sbocco a mare - ha luogo appunto un importante insediamento dei monaci benedettini, i quali procedono ad una intensa bonifica della zona: così nasce l’Abbazia di S. Gregorio in Conca, voluta nel 1069 da S. Pier Damiani di Ravenna, che all’inizio del 15° secolo passò in possesso - assieme alle altre vaste proprietà nella zona - ai Padri Olivetani (istituiti nel 1313 dal patrizio senese Giovanni di Mino Tolomei, ritiratosi a vita penitente insieme a due notabili del luogo, e che solo ventiquattro anni dopo si confermava come istituzione benedettina fiorente di monaci e monasteri ), i quali possedettero nella vallata anche l’Abbazia del Moscolo; gli stessi molini dislocati lungo il Conca in gran parte passano in mano ai monaci Olivetani di Scolca, e cosi' é pure per l’antico monastero denominato Tomba Oradini, che pervenuto ai Padri Olivetani viene da essi ceduto in enfiteusi nel 1478 al riminese Georgio Deotalevi (sulla cui famiglia diro' qualcosa più avanti).

  Voce "Olivetani", Enciclopedia Treccani, Roma 1949.

Oreste De Lucca, Misano nel Quattrocento, sta in AA.VV., Storia di Misano Adriatico, I, Rimini 1989, p.173.


Nella stessa chiesa di S. Apollinare a Cattolica, all’inizio del 17° secolo, si stabiliscono i Padri Carmelitani, il cui ordine religioso ebbe la Regola nel 1209, insediandosi al seguito dei Crociati sul Monte Carmelo, in Terra Santa, ma che in seguito, perseguitato dai musulmani, dovette abbandonare diffondendosi in Europa.

In un testo che tracciava una mappa delle architetture templari sopravvissute, si indicavano le dediche ad alcuni santi delle mansioni (o magioni) tipicamente tenute dai Templari: da parte maschile San Pietro e San Marco ricorrono con una certa frequenza, mentre da parte femminile é dominio quasi esclusivo della titolazione a Santa Maria.
  Bianca Capone, Vestigia templari in Italia, Roma 1979, p.35 .
San Marco era la denominazione - a partire dal ‘500 - della locanda sovrastante o immediatamente adiacente la galleria di Cattolica di cui s'é detto.
Santa Maria era la dedica originaria di S. Apollinare a Cattolica, in epoca antecedente al 1313: la nuova successiva dedicazione al santo più importante della Chiesa di Ravenna - la quale era titolare di diritti enfiteutici su tutto il territorio della città - può darsi fosse dovuta ad un fatto politico di cui non conosciamo le motivazioni.
  Nota n.33 in M. Lucia De Nicolo', La Cattolica..., op. cit., p. 46-47.


Il nome della città di Cattolica, se pur sporadicamente compare anche in ambiti storico-letterari di un certo prestigio: ma anche in questo caso, ciò avviene con modalità piuttosto ambigue.

All’inizio del 17° secolo Alessandro Tassoni nel suo poema burlesco "La secchia rapita" così recita nel Canto VII, 72:

      Gherardo con la mazza apre e sbarraglia
      Faentini Imolesi e Cesenati,
      Quei di Ravenna e quei de la Cattolica:
      E fa strage di ferro e di maiolica.

  Si ritrova la rima tra “Cattolica” e “maiolica” anche nella Divina Commedia, nel noto Canto XXVIII: probabilmente una citazione da parte del Tassoni.

I fatti prendono ispirazione dalla storica disputa tra Bolognesi e Modenesi che ha luogo nella metà del 13° secolo, ma con ampie licenze che li fanno giungere sino al 1280: Gherardo é l’eroe, e la forte compagine dei romagnoli, alleati di Bologna, include gli eserciti degli Ordelaffi di Forli', i Da Polenta di Ravenna, gli imolesi, i cesenati, i faentini ed i Malatesta (sotto la cui potestà era Cattolica dal 1271), che si trovano soccombenti nonostante il valore delle milizie, cosi' come descritto nelle pagine del poema.

Cattolica di fatto si trova a rappresentare il "ferro" del Comune di Rimini, se pur nel momento della disfatta, dunque degna di essere affiancata agli altri forti eserciti comunali del periodo (ad esclusione dei Faentini, armati di maiolica ...): curiosa associazione storico-letteraria-militare per una città conosciuta dal 1500 come posto di locande ed osterie.

Incontriamo Cattolica nel Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri - il quale "fedele d'amore" che ben conosceva la Valle del Conca tra la fine del 13° e l’inizio del 14° secolo - nel girone dei seminatori di separazione, scismatici ed eretici, ove sono condannati tra gli altri Maometto e Frà Dolcino : qui Pier da Medicina chiede a Dante di ricordarsi di lui
  L’accusa di adorare un idolo, che nei secoli successivi venne identificato come “Bafometto” (probabilmente parola storpiata dal francese che sta per “Muhammad” ovvero Maometto), fu una delle accuse più pesanti durante i processi per eresia istituiti all’inizio del 14° secolo contro i cavalieri Templari.


      se mai torni a veder lo dolce piano
      che da Vercelli a Marcabo' dichina

  A Marcabo' era sito un un castello distrutto dai Polentani nel 1309.

invitandolo ad informare i fanesi Guido del Cassero e Angiolello da Carignano della loro prossima morte nel tratto di mare "presso a la Cattolica" per mano di Malatestino Malatesta, il cui tradimento fu il più esecrando mai visto sui mari - dice Dante - da Cipro a Maiorca .

Curiosa delimitazione spaziale, quella indicata tra Cipro e Maiorca, due importantissimi scali nel Mediterraneo dei vascelli templari diretti in Terrasanta.
In effetti, é facile cadere nelle suggestioni del "templarismo" in quanto attorno ad essi, come per gli U.F.O., nel tempo si é creata una sorta di mitologia storico-esoterica che presta il fianco a numerose associazioni di nomi, persone e luoghi.

Per esempio: uno dei filoni di ricerca attorno a questo tema individua nel "luogo della Spina" un tipico indizio della loro attività; in quanto luogo che sembra indicare la presenza nei dintorni di una casa templare di tipo particolare, una di quelle case dove si compivano cerimonie iniziatiche o riti segreti: la cosiddetta "Rosa".

Nella zona geografica di nostro interesse, oltre alla denominazione "Spinarello" di una località, il cognome Spina designa una delle famiglie patrizie più antiche e note nel Riminese - probabilmente originaria di Cattolica - il cui emblema araldico é rappresentato da una rosa con le spine col motto Ubi Rosa Ivi Spina [Ove é la rosa vi é la spina, n.d.t.].

A Morciano di Romagna, nel piccolo tempietto ad otto lati che sorge nel centro storico, con ogni evidenza dedicata a Maria Vergine del Rosario, sopra l’altare principale sul quale é raffigurata una croce patente azzurra, vi é un quadro raffigurante Maria e il bambino Gesù: quest’ultimo stringe nella mano una rosa.

La rosa senza spine, o "Rosa mistica", é la Vergine Maria stessa, immune, per la sua Immacolata Concezione nel grembo della madre, dal peccato, così come la rosa rossa simboleggia la carità ed il martirio, cresciuta dalle gocce del sangue di Cristo sul Calvario.

A San Giovanni in Marignano il ramo degli Spina imparentato con i Legni (una importante famiglia della zona, che a Cattolica aveva in affidamento gli ampi possedimenti di proprietà della Chiesa di Ravenna ) aveva eretto nel 1669 la Chiesa di Santa Maria del Monte, sul luogo ove anticamente sorgeva il castello della città, Castelvecchio, prima che venisse trasferito nel 13° secolo più a valle.
  La cui chiesa più importante, S. Vitale a Ravenna, e' impostata su pianta ottagonale...

In occasione di una visita, fui attratto dalle due finestrelle ovali in facciata che incorniciavano un fregio in ferro battuto raffigurante un elegante monogramma sovrastante una luna falcata, sormontato da una corona.Oratorio di S. Maria del Monte a S. Giovanni in Marignano (RN) - Particolare

La luna falcata (che assume talvolta la forma dell’imbarcazione lunare o della coppa ricettiva) é il simbolo par excellence della Grande Madre, della Regina lunare del Cielo, e nella iconografia cristiana rappresenta la Vergine Maria Regina del Cielo.

Ma é anche un simbolo par excellence dell’Islam...

Nel frattempo, su Internet, continuando le mie ricerche avevo individuato un ricchissimo campionario di ‘croci’ a cura di Mr. Pepper, cesellatore americano di amuleti: mancava però quella templare (la "croce patente" rossa portata sul petto, concessa nel 1146 da Papa Eugenius III), che mi fu inviata prontamente via e-mail su esplicita richiesta ; allo stesso modo, in Francia, avevo individuato un interessante esempio di cappella templare esistente nella città di Metz, di cui grazie al locale Ufficio del Turismo riuscii ad avere la planimetria, rappresentante una cappella ottagonale con nicchie semicircolari, stranamente simile alla galleria di Cattolica.

Contemporaneamente, continuava il mio regesto di opere di storiografia locale.

Scoprii così che

      Dice il Pedroni che nell’Agosto del 1615 comparvero in Rimini

          " dui omini da Spello, quali mostrarono facoltà con Breve Aplico di N. S. Papa Paolo V. di potere erigere una Religione et Militia dé Cavalieri militanti sotto la Regola di S. Agostino , chiamandoli Cavalieri della SS.ma Reina dei Cieli in segno della quale dovessero portare una croce turchina a lato: e che si eressero in Rimini due gran Croci; l’una fu il Sig. Giorgio Diotallevi con facoltà di creare dieci altri Cavalieri, l’altra il Sig. Ludovico Battaglini."

  Cit. in Luigi Tonini, Rimini dal 1500 al 1800, II, Rimini 1888, pp. 557-558.

Ritroviamo nel 1611 lo stesso Giorgio Diotallevi come amministratore dell’Ospedale della Cattolica - nato con finalità di assistenza ai pellegrini ed agli infermi - e dell’adiacente Chiesa di Santa Croce. Già dal 1582 dal vescovo Castelli era stata concessa al vicario Demofonte Parisani e ai cavalieri Giacomo Diotallevi, amministratore dell’Ospedale di Cattolica, e Scipione dal Carro la facoltà di alienare beni degli ‘hospitaletti’ (tra cui anche le proprietà di quello di S. Giovanni in Marignano, venduto alla Compagnia del SS. Sacramento della medesima città, attiva anche in Saludecio): alcuni anni più tardi - a causa della morte del Del Carro - vennero eletti due nuovi amministratori nelle persone di Giulio Agolanti e di Girolamo Diotallevi.
  Nota n. 19 in M. Lucia De Nicolo', La Cattolica..., op. cit., p.143 .

L’Ospedale di Cattolica, assieme a quello di Saludecio, godeva di buona fama, nel ‘600.

La presenza di un cavaliere di Malta genuflesso domina nel quadro di Guido Cagnacci esistente a Saludecio, realizzato nel 1624 ed intitolato "Processione del SS. Sacramento": il soggetto non é decifrabile, ma riconoscibile é la presenza di un corteo pontificio mentre, sullo sfondo, stanno le rovine di un ...Tempio.
  E' probabile che il quadro voglia commemorare l’istituzione della festa del Corpus Domini (Urbano IV, 1264) secondo G. Pasini, in AA.VV., Natura e cultura nella Valle del Conca, Cattolica 1983, p.432.
Sempre a Saludecio, sede della Legazione Pontificia, nella chiesa parrocchiale una navata laterale é dominata dalla incombente presenza del monogramma con luna falcata, risalente all’edificazione della chiesa stessa (fine ‘700), che si ripete in forme più essenziali nel tabernacolo ligneo del 17° secolo di un altare laterale, anch’essa dedicata alla Madonna.
Così come lo ritrovo, dipinto privo della luna, con la medesima dedica, in una delle cappelle laterali della chiesa di S. Pietro a S. Giovanni in Marignano.

E' da rimarcare come il culto della Vergine Maria, assai vivo nella vallata del Conca e simbolizzato nel noto monogramma, era stata eletta a protettrice per eccellenza dell’Ordine del Tempio, ad essa dedicando numerose case e chiese, ed alcune di queste erano - nel medioevo - santuari mariani; allo stesso modo grande devozione essi dedicavano alla Santa Croce.
  E. Caruso - L. Imperio - M. Mariani, Pellegrini, crociate. e Templari, Castrocaro 1994, p.162.

Presso San Giovanni (in Via del Tempio antico, località Tombaccia) esisteva un antico monastero, denominato Tomba Oradini - ora restaurato - in cui si può ancora osservare una lapide in marmo intestata con la croce ad otto punte che così recita:
  La croce rossa ad otto punte rappresenta il simbolo dell’Ordine di S. Stefano, istituito nel '500 in Toscana da Cosimo Dè Medici.

+
SCIPIO DIOTALLEVIUS
MILIT S. STEPHANI
EQUES MAGNUS S.P.Q.R.
AEDEM DE PETRO CELESTINO
HIC OLIM DEO MILITANTI
TEMPORUM INIURIAE COLLAPSAM
TRANSTULIT ET RESTITUIT
ANNO MDCCLX

  Scipione Diotallevi / soldato di S. Stefano [il primo martire cristiano, n.d.r.]/ gran cavaliere del S.P.Q.R. / trasferì e restaurò [il tempio] / distrutto dalle ingiurie del tempo / di Pietro Celestino / che anticamente militava in onore di Dio / Anno 1760 .

Perché tanta devozione da parte di un Gran Cavaliere di S.Stefano per Pietro da Morrone (canonizzato nel 1313, di cui ricorre nel 1996 il 700° anniversario della morte)?
 
Eremita dal cuore puro, originario degli Abruzzi, diventato papa nel 1294 con il nome di Celestino V, con la sua elezione al soglio pontificio il papa angelicus sembrò rappresentare l’avvento del terzo ed ultimo status , il Regno dello Spirito Santo, di quella ecclesia spiritualis contrapposta alla ecclesia carnalis - così come profetizzato da Gioacchino da Fiore - che aveva avuto in San Francesco il Pastore ispiratore ed in Sant'Antonio l'ispirato predicatore...   Il cui spirito e azioni mi ricordano tanto il conterraneo Antonio Di Pietro...

Nel corso del Quarto Concilio Laterano nel 1215, Papa Innocenzo III fece riferimento al TAU, ultima lettera dell’alfabeto ebreo, e citò - in relazione alla profanazione dei Luoghi Sacri fatta dai Saraceni - i versi di Ezechiele:

      Andate nella città di Gerusalemme e mettete una TAU sulla fronte di coloro che si affliggono e lamentano di tutte le cose riprovevoli che hanno fatto in essa.

SAutografo di S. Francesco con la sua TAUan Francesco era presente ed ascoltò le parole del Santo Padre quando disse:

      " La TAU ha esattamente la stessa forma della croce con cui nostro Signore fu crocifisso sul Calvario: otterranno misericordia solo coloro che saranno marchiati con questo segno e che avranno mortificato la loro carne e conformato la loro vita a quella del Salvatore Crocifisso. "

Da allora, esso divenne il contrassegno utilizzato da San Francesco (il cui culto - per inciso - era tipico dei Malatesta), e la sua unica firma, successivamente riconosciuto ed accettato simbolo di tutti gli ordini francescani, sino Chiesa di S. Croce a Rimini - Particolare esternoad oggi.

In Rimini, in via Serpieri, la chiesa-oratorio di Santa Croce - eretta intorno al 1625 da una congrega di frati denominati "Croce Segnati" - conserva sulla facciata una pietra quadrangolare con sopra scolpita una "t" minuscola (una variante latina sul tema della TAU), pietra probabilmente trasferita quando i frati si trasferirono dalla chiesetta di Sant’Antonio vicino al porto, originariamente edificata accanto al luogo del famoso miracolo dei pesci.

La Confraternita di Santa Croce ebbe origine al tempo della Prima Crociata: fu nel 1100 che papa Urbano II nel Concilio di Clermont-Ferrand donò la Croce Rossa a tutti coloro che andassero a combattere in terra Santa

      ordinando, che tutti li soldati portassero la Croce rossa cucita sopra la veste militare alla spalla destra.

  AAdimari, op. cit.

Nella metà del 13° secolo Innocenzo IV ordinò l’appoggio diretto dei "Croce segnati" al Padre Inquisitore nella lotta contro gli eretici, concedendo grazie ed indulgenze alla Confraternita (tale caratteristica era ancora viva nel 17° secolo).
  Adimari, op. cit.
Lì vicino il tempietto ottagonale in Piazza Tre Martiri, eretto nel 1518 (che "da principio era sotto il governo e l’officiatura dei PP. Conventuali di S. Francesco"), ci ricorda il luogo ove Sant’Antonio fece inginocchiare la mula di fronte ad un’ostia consacrata, in una Rimini dei primi decenni del 13° secolo in cui esisteva una forte fazione dei eretici Patarini: tanto é vero che i miracoli attribuiti a Sant’Antonio nella città fanno riferimento agli eretici ed alla loro conversione, e sarà dopo la predicazione ai pesci e il miracolo della mula adorante l’ostia, e la vittoria sugli eretici, che egli verrà chiamato "martello dell’eresia".   Nel dopoguerra le due grandi chiese dedicate a Sant'Antonio (e/o San Francesco) erette a Rimini mostrano come presenza geometrica dominante l'ottagono.


A caccia di utili architetture, sono andato a osservare la piccola chiesa di S. Michele all’Agina, a Misano Mare, esistente sin dal 13° secolo...

La aggraziata chiesetta era in cima ad un colle, in una giornata di sole: notai subito la presenza della croce ad otto punte dedicata dai cavalieri di S. Michele in una lapide posta sulla facciata dopo il suo restauro avvenuto nel '700.
  La croce ad otto punte rappresenta il simbolo dell’Ordine di S. Michele.
La porta era chiusa, ma con la chiave nella toppa: così entrai. Tutto era molto semplice, ma con piccole preziose reliquie: una lapide della famiglia Del Bianco, degli ex-voto, un affresco staccato rappresentante S. Michele, la riproduzione in scala reale di un famoso crocifisso. Due i quadri: in quello grande posto sopra l’altare, Maria con il Bambino Gesù nell’atto di essere adorata da S. Michele e da un Angelo con l’armatura (l'Arcangelo Michele), ed in basso un ovale con un cane (simbolo di fedeltà) fungeva da centro per i quattro bracci della croce ad otto punte; in un altro, più piccolo, buio, si scorgeva dominante la figura di Cristo in Croce, con una figura umana armata di armatura alla sua sinistra e sullo sfondo, di schiena, una ordinata schiera di quattro o cinque cavalieri a cavallo, anch’essi con armatura.

Ho saputo poi che tale cappella, negli ultimi due secoli, ha avuto una storia alquanto travagliata: alcuni uomini - forse i pronipoti di quegli stessi Cavalieri ? - rivendicavano dei diritti su di essa, e nel 1962 fu trafugato il suo prezioso Crocifisso ligneo, che dopo misteriosi spostamenti finì 25 anni dopo presso il Seminario diocesano di Rimini.
  Oreste De Lucca, op. cit., pp. 167-168.


Altre interessanti associazioni possiamo osservare a Cattolica nella chiesa intitolata a S. Pio V , edificata nella metà dell’800 vicino a S. Apollinare e decorata nella prima metà del ‘900.

S. Pio V, attuale patrono di Cattolica, papa dal 1566 al 1572, ebbe come alter-ego temporale Filippo II e caratterizzo' il suo pontificato nella lotta contro l’eresia al fine di preparare il mondo cattolico ad una nuova crociata, meta finale della quale doveva essere la cacciata del Turco dall’Europa e la liberazione del Santo Sepolcro.

La protezione e l’appoggio dati ai Cavalieri di Malta dimostrano la sua costante preoccupazione per il pericolo turco, sostanziato nelle trattative che portarono sotto il suo pontificato alla costituzione della Lega sacra ed alla vittoriosa battaglia di Lepanto, in occasione della quale venne istituita la festa del Rosario e si distinsero i pisani Cavalieri di S. Stefano.

E l’altare del Rosario é imponente nella chiesa parrocchiale di Misano monte.

Nel grande quadro dedicato a Pio V all'interno della chiesa di Cattolica il tema del monaco-guerriero (il miles Christi) si svolge con tutta evidenza: il pontefice é inginocchiato, mentre da una finestra un angelo gli indica il mare su cui infuria una battaglia navale (evidentemente Lepanto); nel medesimo ambiente, nella penombra alle sue spalle, alcuni monaci pregano.
 


Dipinto in una cappella della chiesa di S. Pio a Cattolica (RN)Nella cappella di sinistra, consacrato alla Beata Vergine del Carmine, appare chiaramente sul cancello e sul soffitto voltato lo stesso monogramma presente nella finestra della chiesa di S. Maria del Monte; a destra dell’altare, isolato, l'Arcangelo Michele stringe una spada e porta una corona in cui sono raffigurate delle minuscole croci patenti rosse, mentre sulla maglia di ferro medievale indossata sopra la tunica bianca, seminascosta dallo scudo che l’angelo impugna con la scritta QUIS UT DEUS , appare raffigurata una croce equilatera rossa. Sulla balaustra, usato a mò di motivo decorativo, nuovamente ricorre la croce patente ornata.

Ebbene, il motto "Quis ut Deus" [qualcuno per Dio, n.d.a.] apparteneva ufficialmente ai cavalieri dell’Ordine di S. Michele.

L’intitolazione a S. Michele é costantemente assai viva nel territorio della Valconca, stante la presenza di tale intitolazione - oltre a quella già citata dell’Agina - nelle chiese capoluogo di Tavullia (già Tomba), di Fanano e di Morciano.
 
S. Michele in Foro a RiminiNé occorre dimenticare che S. Michele in Foro era l’intitolazione della chiesa templare posta nel pieno centro di Rimini (di oggi rimangono poche tracce): l’ordine cavalleresco, che nella città conviveva con quelli che verranno poi denominati Cavalieri di Malta, doveva avere un peso ben rilevante nella città, per possedere una posizione così centrale, del tutto estranea alle consuete ubicazioni delle loro chiese, per lo più poste in vicinanza degli accessi alla cinta murata.

Così come é opportuno rimarcare la presenza di una enorme croce patente vicino all'altare nel quattrocentesco Tempio malatestiano di Rimini, unica icona in addizione a quella - ossessivamente presente - di Sigismondo Malatesta.

La stesso simbolo compare nella volta della navata principale di S. Pio a Cattolica, in cui le dominanti croci patenti sono risolte a mò di rosoni entro cui sono raffigurati simboli evangelici ed ecclesiastici (tale simbolo compare oggidì in pressoché esclusiva relazione all'autorità pontificia).

Sembra che esista un filo conduttore che lega l'immagine del soldato di Cristo alla lotta contro l'eresia, in tutte le forme in cui essa si manifesta.
 
Il miles Christi aveva a lungo indicato, per la Chiesa, il martire; in seguito era passato a qualificare il monaco e l’asceta; é alla fine dell’11° secolo che Gregorio VII - assumendo a modello figure come il miles Erlembaldo Cotta, capo militare della pataria milanese - elabora il nuovo concetto di miles sancti Petri, sviluppo certo ma anche sostanziale modificazione di quello di miles Christi, disposto ad impegnare la spada al servizio del sacerdozio.   F. Cardini, Il guerriero e il cavaliere, sta in AA.VV., L’uomo medievale, Milano 1987, p.87.
Quadro in S. Apollinare a Cattolica (RN)Nella vicina S. Apollinare, osservo con rinnovata attenzione il grande dipinto su tela di un anonimo del 18° secolo.

Sullo sfondo sta la città di Cattolica. In primo piano vari soggetti, quasi a costituire una sorta di struttura narrativa: a sinistra S. Sebastiano, martire della Fede, a destra un pellegrino con due conchiglie appoggiate sul petto e vistosa piaga sulla gamba in atto di adorazione verso il martire (chiari riferimenti simbolici a S. Rocco, uno dei pochi santi recatisi in Palestina ai tempi delle Crociate, protettore da quel terribile morbo - la peste - che aveva avuto il suo cimitero locale proprio nel convento attiguo la chiesa), al centro un bimbo che disseta un cane (simboli rispettivamente di purezza e di fedeltà), in cielo l'Arcangelo Michele - nell’atto di sguainare la spada, a mò di monito, rivolto verso il pellegrino, mentre un putto sostiene una corona/aurola.

Ma perché questa idea del ‘martirio’? E che relazione aveva Cattolica con questa ricorrente figura dell’Arcangelo Michele (e con l'Ordine di San Michele)?

Uscendo dalla chiesa, di fronte ad essa, la Rocca continua ad ostentare l'ambigua data incisa sulla lapide, suggerendo una chiave di decifrazione inedita, tale per cui il numero inciso non segua il criterio romano convenzionale di addizione progressiva delle cifre (a scalare dalle migliaia sino alle unità), bensì sia la risultante di una somma algebrica per gruppi...
  Negli anni '50, in occasione di grossi lavori di ristrutturazione nell'adiacente convento, emersero alcune grosse fosse comuni: in una di esse fu rinvenuto il cadavere di una donna in posizione tale da ritenere che fosse stata sepolta viva (da A. Riciputi, op. cit., p.107).

( )( ) + ( )( ) +( )( ) + ( )

CD + CD + CD + XCI = 400 + 400 + 400 + 91 = 1291

Questo sarebbe l’anno di posa della prima pietra (primus lapis) dell'edificio, venti anni dopo la fondazione del castrumCatholicae.

  Lo stesso anno cade la piazzaforte di Acri , ultimo baluardo dei Crociati in Terrasanta.
Forse, una inedita modalità per rendere meno accessibile la decifrazione di una data legata ad un evento in qualche modo ‘scandaloso’, collegato a qualcuno o qualcosa di cui si è voluta celare la memoria... forse il ricordo ancestrale, la memoria inconscia nella forma del simbolo di una città in espansione improvvisamente bloccata da eventi incontrollabili, scomparsa non fisicamente, ma distrutta politicamente.  


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